

Nel XII secolo la Lombardia non era una regione unita, ma un mosaico di città, borghi e comunità in rapida crescita. Milano, Como, Brescia, Bergamo, Cremona: i comuni lombardi stavano affermando la propria autonomia economica e politica, entrando sempre più spesso in contrasto diretto con il potere del Sacro Romano Impero.
A incarnare questo scontro vi era l’imperatore Federico Barbarossa, deciso a ristabilire il controllo imperiale sull’Italia settentrionale, limitando l’indipendenza dei comuni e riaffermando i diritti feudali dell’Impero. Il territorio compreso tra il Seprio, la Valle Olona e la pianura milanese rivestiva allora un’importanza strategica fondamentale: da qui transitavano eserciti, mercanti e vie di comunicazione. Proprio in quest’area, tra Legnano e Borsano, si sarebbe combattuta una delle battaglie più significative del Medioevo italiano.
Lo scontro del 29 maggio 1176

Il 29 maggio 1176 l’esercito imperiale di Federico Barbarossa si scontrò con le milizie della Lega Lombarda, un’alleanza dei principali comuni dell’Italia settentrionale, sostenuta politicamente anche da Papa Alessandro III.
Le forze comunali non erano un esercito professionale nel senso moderno del termine: erano composte da cittadini armati, fanti e cavalieri reclutati localmente, uomini che combattevano non solo per una città, ma per un’idea nuova di autonomia e autogoverno.
Il Carroccio e la resistenza comunale
Al centro dello schieramento lombardo si trovava il Carroccio, grande carro cerimoniale e simbolico, emblema dell’identità comunale, della fede e della libertà cittadina. Attorno ad esso si concentrò la difesa più accanita: la sua caduta avrebbe rappresentato una sconfitta non solo militare, ma anche morale e politica.

In questo contesto prende forma la figura leggendaria di Alberto da Giussano, cavaliere che la tradizione pone a capo della cosiddetta “Compagnia della Morte”, un gruppo di combattenti pronti a difendere il Carroccio fino all’estremo sacrificio. Sebbene non attestata dalle fonti contemporanee, questa figura è diventata parte integrante della memoria simbolica della battaglia.
L’esito della battaglia
Lo scontro fu lungo, violento e confuso, combattuto corpo a corpo. Per gran parte della giornata l’esito rimase incerto. In una prima fase la cavalleria imperiale sembrò prevalere, ma la resistenza delle milizie comunali e una controffensiva decisiva portarono alla rottura dello schieramento tedesco.
Federico Barbarossa fu disarcionato da cavallo e, nella confusione dello scontro, si diffuse la voce della sua morte. Convinto di aver perso il proprio sovrano, l’esercito imperiale fu costretto alla ritirata.
Conseguenze ed eredità storica

La Battaglia di Legnano segnò la fine della quinta e ultima discesa in Italia di Federico Barbarossa. Dopo la sconfitta, l’imperatore avviò una soluzione diplomatica della questione italiana. Nel 1183, con la Pace di Costanza, l’Impero riconobbe ufficialmente molte delle autonomie comunali: i comuni lombardi ottennero il diritto di amministrarsi, esercitare la giustizia e battere moneta.
Nei secoli successivi la battaglia assunse un forte valore simbolico. Il Canto degli Italiani, scritto da Goffredo Mameli, ricorda l’evento nel verso “Dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano”. Per questo motivo Legnano è l’unica città, oltre a Roma, a essere citata nell’inno nazionale. Dal 1935 la città commemora la battaglia con il Palio, mentre il 29 maggio è stato scelto come festa regionale della Lombardia.
La Battaglia di Legnano rappresenta uno dei momenti fondativi dell’identità comunale lombarda: una storia di territori, comunità e autonomia che ha lasciato un segno duraturo nella tradizione politica e culturale italiana, influenzando anche il pensiero del Risorgimento.
Per accompagnare questo articolo è disponibile una ricostruzione video della Battaglia di Legnano (1176), realizzata con il supporto dell’intelligenza artificiale, che integra il racconto storico con una narrazione visiva degli eventi e delle loro conseguenze.
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